STEFANO GOBATTI

LE OPERE



Quando il maestro Lauro Rossi, direttore del Conservatorio di Milano, passò al Conservatorio di Napoli portò con sé i suoi tre migliori allievi tra cui Gobatti. A Napoli verrà licenziato con "summa laude". A questo periodo appartiene la prima opera "Agamennon" della quale non restano tracce. A vent'anni musica un libretto di Stefano Interdonato: "Amalasunta", cambiato poi ne "I Goti". Questo esercizio di composizione del ventenne Gobatti fu sottoposto all'impresa del Teatro alla Scala di Milano, che rifiuta la profferta per la esiguità della somma disponibile a cauzione. Gobatti si rivolge a Bologna, dove stabilisce il contratto con l'impresa Cesari del Teatro Comunale. L'opera fu bissata quasi completamente in una formidabile serata di fine stagione. Il telegrafo e i giornali avevano sparso la notizia in tutta Italia. "I Goti" furono rappresentati per altre cinque sere consecutive sempre col più grande entusiasmo. Nuove ed immediate esecuzioni dell'opera furono approntate alla Scala di Milano, all'Apollo di Roma. Parma, Genova, Firenze, Torino, Padova e Brescia segnarono altrettanti trionfi. Tuttavia gli avversari del giovane maestro non desistettero dal boicottaggio e con la sopraffazione a base di quattrini riuscirono ad impedire l'esecuzione dello spartito in una decina di altre città. Si riuscì pure a mettere in cattiva luce il Polesano presso Giuseppe Verdi, quando lo stesso, dopo una rappresentazione de "I Goti" al Carlo felice di Genova, aveva manifestato la volontà di conoscere Stefano Gobatti. Il 20 gennaio 1875 la Casa Nazionale Lucca spediva al Gobatti un libretto di Stefano Interdonato intitolato "Luce" con l'imposizione - ciò era stabilito in contratto - di musicarlo. Il libretto però non piacque al maestro perché troppo prolisso e di soggetto inadatto alle esigenze del teatro lirico. In meno di sei mesi, Gobatti consegnò la partitura completa alla casa Lucca. "Luce" andò in scena nel novembre 1875 fra l'entusiasmo di tutta Bologna; il successo indiscusso non raggiunse però il trionfo della prima opera. Bologna preparò grandi festeggiamenti per il successo della "Luce" ed il primo dicembre 1875 in un grande banchetto in cui figuravano tutte le persone più intellettuali e celebri di allora, il Carducci magnificò Gobatti. L'impresario della Scala di Milano stabilì di eseguire "Luce" in quel teatro, e la sera del 15 febbraio 1876 "Luce" cadde inesorabilmente. Pur moralmente e fisicamente scosso il maestro fidando nella sua vena, non si dette per vinto e preparò per le scene un'altra opera su libretto di Carlo D'Ormeville "Cordelia", che andò in scena non ancora ultimata ed approffittando dell'infermità dell'autore, costretto a letto da una malattia. L'esecuzione contro l'aspettativa e le speranze di tutta Bologna segnò una triste delusione. Questo successo determinò la fine della gloria del compositore polesano. Solo Carducci, Panzacchi e pochi altri rimasero fedeli al maestro. Ettore Sanfelice scrisse per il Gobatti un libretto "Massias" che il maestro musicò negli ultimi anni e resta e si può considerare come il suo testamento artistico. L'opera è inedita. In una lettera inviata a Tito Ricordi pochi mesi prima della morte, Gobatti così scrisse del suo "Massias": "La musica non è un lusso di movimentazione polifonica preconcetta, di giochi, di formule o manierismi sinfonici espressi in virtù di impressioni subite da imposizioni artistiche di altre autori, ma bensì melodia in modo evidente, logica estrinsecazione pura del sentimento espresso dalla parola declamata, rapida e scorrevole nel dialogo in nitida forma, senza ripetizione alcuna. Ogni pensiero melodico caratterizza, io ritengo, luminosamente lo spirito della scena nella quale si svolge, la di cui varietà credo possa lasciare in ciascuno la predilette, dolci rimembranze".

 

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Pagina a cura di Paolo Tentori
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